Buona festa di eternità a tutti!

 

“«Maria viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro».
Intanto «Maria viveva sulla terra». Non sulle nuvole. I suoi pensieri non erano campati in aria.
I suoi gesti avevano come soggiorno obbligato i perimetri delle cose concrete.
Anche se l’estasi era l’esperienza a cui Dio spesso la chiamava,
non si sentiva dispensata dalla fatica di stare con i piedi per terra.
Ma c’è di più: «Viveva una vita comune a tutti».
Simile, cioè, alla vita della vicina di casa.
Beveva l’acqua dello stesso pozzo. Pestava il grano nello stesso mortaio.
Si sedeva al fresco dello stesso cortile. Anche lei tornava stanca alla sera, dopo aver spigolato nei campi.
Le sorprese, però, non sono finite!
Perché venire a sapere che la vita di Maria fu «piena di sollecitudini familiari e di lavoro» come la nostra, ci rende questa creatura così vicina alle fatiche umane, da farci sospettare che la nostra quotidianità non debba essere poi così banale come pensiamo.
Sì, anche lei ha avuto i suoi problemi: di salute, di economia, di rapporti, di adattamento.
Chi sa quante volte è tornata dal lavatoio col mal di testa,
o sovrappensiero perché Giuseppe, da più giorni, vedeva diradarsi i clienti dalla bottega.
Chi sa a quante porte ha bussato chiedendo qualche giornata di lavoro per il suo Gesù, nella stagione dei frantoi.
Come tutte le mogli, avrà avuto anche lei momenti di crisi nel rapporto con suo marito, del quale, taciturno com’era, non sempre avrà capito i silenzi.
Come tutte le madri, avrà spiato pure lei, tra timori e speranze, nelle pieghe tumultuose dell’adolescenza di suo figlio.
Come tutte le donne, avrà provato pure lei la sofferenza di non sentirsi compresa, neppure dai due amori più grandi che avesse sulla terra.
E avrà temuto di deluderli.
O di non essere all’altezza del ruolo.
E, dopo aver stemperato nelle lacrime il travaglio di una solitudine immensa, avrà ritrovato finalmente nella preghiera,
fatta insieme, la gioia di una comunione sovrumana.
Santa Maria, donna feriale, se per un attimo osiamo toglierti l’aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto.
Sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare.
Ma se ti costringiamo a veleggiare sotto costa, non è perché vogliamo ridurti ai livelli del nostro piccolo cabotaggio.
È perché, vedendoti così vicina alle spiagge del nostro scoraggiamento, ci possa afferrare la coscienza di essere chiamati pure noi ad avventurarci, come te, negli oceani della libertà.
Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell’epopea,
e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza.
Allenta gli ormeggi delle nostre paure,
perché possiamo sperimentare come te l’abbandono alla volontà di Dio.
E torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria innamorata di normalità,
che prima di essere incoronata regina del cielo, hai camminato tra la polvere della nostra terra.”

(don Tonino Bello)