Chi è per me Cristo Re dell’universo?

 

Oggi la Chiesa ci invita a festeggiare la solennità di Cristo, Re dell’universo.
A conclusione dell’anno liturgico la Chiesa ci invita a dire “grazie” a Colui che ci ha accompagnato durante tutto l’anno.
Gesù Re dell’universo, ma anche Re della nostra vita, della nostra storia personale e umana.
Festeggiamo una regalità “particolare”, diversa, una regalità speciale, una regalità contro corrente, una regalità alternativa.
Gesù si proclama Re, non nel momento di massimo trionfo, ma proprio nel momento del suo massimo fallimento.
Non è seduto su di un trono, ma in piedi, con le braccia spalancate per abbracciare l’umanità intera. Non porta vesti regali e preziose, è spogliato delle sue vesti e del suo mantello di porpora.
Ha anche lui una corona, ma la sua corona è di spine.
La regalità di Gesù può sembrare un po’ scomoda, non per nulla i discepoli lo abbandonano,
non desiderano essere sudditi di un Re fallito in partenza.
Si attendevano il trionfo, vedono invece il massimo fallimento di colui al quale hanno consegnato la loro vita.
Credere alle parole di Gesù, “io sono Re”, può sembrare difficile.
Anche per noi.
Ma questa regalità è la massima espressione dell’amore, della misericordia, del perdono.
E’ espressione di quell’amore infinito e incondizionato a cui noi sempre aneliamo!
Il nostro Dio non è un Re che schiaccia, che ci condanna quando sbagliamo o quando non siamo all’altezza di quelle che pensiamo essere sue aspettative.
Che ci ama e accoglie anche quando non lo meritiamo, anche quando siamo mancanti!
Con la sua regalità così, per noi, fuori dal comune è venuto a portarci la felicità ora,
in questa vita, non solo in quella eterna, ma nella nostra quotidianità.
Leghiamo la nostra vita a questo indistruttibile amore!
Aggrappiamoci a Cristo nostro Re e non resteremo delusi!
“Tu ci sei necessario o Gesù, fratello primogenito del genere umano.
Tu ci sei necessario, o Signore,per imparare l’amore vero e per camminare nella gioia e nella forza
lungo il cammino della nostra via faticosa, fino all’incontro finale,
con Te amato, con Te atteso, con Te desiderato” (papa Paolo VI)