Cosa rimpiangeremo?

 

Cinque sono le cose che un uomo rimpiange quando sta per morire. E non sono mai quelle che riteniamo importanti durante la vita.
Non saranno i viaggi confinati nelle vetrine delle agenzie di viaggi che rimpiangeremo, neanche una macchina nuova, un uomo da sogno o uno stipendio migliore. No, al momento della morte tutto diventa finalmente reale.
La prima che rimpiangeremo sarà non aver vissuto secondo le nostre inclinazioni, ma prigionieri delle aspettative degli altri.
Cadrà la maschera di chi si accontenta di essere amabile. Non amato.
Il secondo rimpianto sarà aver lavorato troppo duramente, lasciandoci prendere dalla competizione, dai risultati, dalla conquista di qualcosa che non è mai arrivato, trascurando relazioni e legami.
Per terzo rimpiangeremo di non aver avuto il coraggio di dire la verità. Rimpiangeremo di non aver detto abbastanza “ti amo” a chi avevamo accanto, “sono fiero di te” ai figli o agli amici, “scusa” quando eravamo nel torto o anche quando avevamo ragione.
Abbiamo preferito alla verità rancori incancreniti e silenzi lunghissimi.
Poi rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi avevamo sempre accanto, proprio perché era sempre lì, incapaci di fare anche solo una telefonata e chiedere “come stai?”
Per ultimo rimpiangeremo di non essere stati più felici. Eppure sarebbe bastato far fiorire ciò che avevamo dentro e accanto, ma ci siamo lasciati schiacciare dall’abitudine, dall’accidia, dall’egoismo, invece di amare.”

(da “Ciò che l’inferno non è”, A. D’avenia)