Essere una famiglia per chi non ce l’ha

Domenica 18 i ragazzi del gruppo giovanissimi della nostra parrocchia hanno concluso un’esperienza durata una settimana presso la capanna di Betlemme a Chieti.
“Capanna di Betlemme” è il nome della struttura dove viene data protezione, conforto, ma soprattutto il calore di una famiglia a chi non l’ha mai avuta, attraverso momenti importanti di condivisione, la cena, le chiacchiere insieme, che lentamente permettono di instaurare relazioni significative.
Ci si può chiedere “per quale motivo questo nome?”
Si rifà all’episodio biblico in cui si narra che Maria, quando si trovava nella condizione di dover partorire nel mezzo del viaggio nessuna struttura alberghiera la accoglie a causa di pregiudizi e credenze del tempo per le quali, una donna in travaglio avrebbe lasciato una sorta di peccato a causa del sangue perso durante il parto.
Per questo Maria fu costretta ad andare in una capanna, a Betlemme.
allo stesso modo anche per queste persone che non hanno dove e da chi andare, come ultimo posto trovano lei: la Capanna.
Scopo di questa è di restituire dignità attraverso un’amicizia, una relazione.
Ce lo ha insegnato Gesù che ha scelto di abbassarsi, di lavarci i piedi per darci dignità.
Ma lui ha invitato a non fare queste cose solo con gli amici: il nostro desiderio è essere amati, ma, quando si riceve e basta, un pezzo del cuore è insoddisfatto, perché per avere la pienezza occorre donare e non solo a chi ci piace, ma a tutti, anche agli estranei ed anche a coloro che, secondo il nostro punto di vista non lo meritano.
Per noi giovani questa settimana ha mirato a:
• farci rendere conto che Gesù è costantemente presente e che abbiamo bisogno di Lui;
• servire gli altri, quindi mettersi al 2° posto per un fratello;
• vivere la vita con assoluta pienezza e amore verso gli altri.
Ogni giorno ci hanno diviso in gruppi ed ognuno ha aiutato in diverse attività: chi in cucina, chi in falegnameria e chi con le bomboniere.
Abbiamo fatto anche diverse uscite tra le quali andare alla stazione di Pescara per donare un pasto caldo, un’amicizia e anche un posto dove sentirsi accolti.
Siamo andati anche nel Cimitero Inglese del comune di Torino di Sangro, nel quale all’interno sono seppelliti 2617 militari caduti nel corso della 2° guerra mondiale.
Un posto molto bello dove abbiamo avuto la possibilità di riflettere se ci siamo mai messi in gioco nella vita, come questi soldati hanno fatto per noi.
Un’altra esperienza è stata in montagna, giunti in cima abbiamo trovato una chiesa dove i frati e i preti si recavano per stare in solitudine.
Ogni momento della giornata è stato dedicato ad un’attività che ci ha permesso di riflettere e crescere per continuare a camminare.
Dal più semplice dei lavori, come lavare i piatti, alla più bella delle condivisioni, come la testimonianza è stato un dono e un’opportunità.
Ci siamo messi a disposizione per qualsiasi fratello tenendo conto che siamo noi, in primis, ad essere poveri e bisognosi.
Ognuno di noi porta con sé un ricordo di questi giorni, chi una persona, chi un luogo e tutti quanti concordiamo che questi giorni sono un’esperienza da non perdere, dove potersi mettere in gioco con tutto se stesso e relazionarsi.

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