Festeggiamo le porte aperte del cielo!

 

Oggi è il giorno che la chiesa dedica alla commemorazione dei fratelli defunti.
Non è un giorno di tristezza per ricordare le persone care che non sono più con noi, ma un giorno di festa!
La liturgia è caratterizzata dal colore viola che non è sinonimo di lutto.
Testimonia l’attesa, il desiderio, la consapevolezza che le porte del cielo si aprono
per ogni fratello che Gesù ha riscattato con il suo Sangue.
Non celebriamo il Dio dei morti, ma dei risorti.
Noi siamo chiamati alla risurrezione!
La vita non ci viene tolta!
Non solo siamo chiamati alla vita eterna,
ma anche il nostro corpo mortale risorgerà dalla terra.
Non per niente la Chiesa colloca la commemorazione proprio il 2, subito dopo la solennità di Tutti i Santi,
perché sia chiaro il legame profondo tra la nostra vita e la santità a cui siamo chiamati!
Ieri abbiamo contemplato la Chiesa celeste nella quale l’assemblea festosa dei santi glorifica il nome di Dio.
Oggi la Chiesa ci indica la meta: noi siamo chiamati al cielo, alla santità.
Siamo pellegrini che camminano su questa terra,
ma con lo sguardo rivolto al Paradiso, dove ci attendono tanti nostri amici, divenuti modelli di vita.
Per questo oggi, nella colletta, possiamo esclamare: “conferma in noi Signore la beata speranza
che insieme ai nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova”.
Sotto questa luce anche le tradizionali visite al cimitero possono diventare occasione, per noi, di memoria e contemplazione.
Non triste passeggiata tra i sepolcri, ma cammino nella vita di tante persone care.
Ci richiama tutto l’amore che abbiamo ricevuto e che abbiamo donato e che ora si trova nel cielo,
lì dove vivono coloro che ci hanno amato e che abbiamo amato.
Nel profondo del loro cuore Dio legge il grande amore che ci ha legati e così custodisce nei loro sentimenti anche i nostri.
Di fronte a legami così solidi, così profondi, come potrebbe il Signore non ascoltare la nostra preghiera di suffragio?
Non riconoscere i vincoli di comunione che ci legano a chi ci ha preceduto?
Proprio grazie a Gesù e alla fede tra noi battezzati si è creata una familiarità unica,
un’appartenenza reciproca e profonda, che nulla, nemmeno la morte, può spezzare.
L’unione tra noi ancora pellegrini sulla terra con i fratelli morti nella pace di Cristo, non è minimamente spezzata.
Anzi. E’ reale la “comunione dei santi” di cui parliamo nel Credo.
Come loro intercedono per noi, così noi preghiamo per i nostri cari.