Il meraviglioso scherzo di don Bosco

Oggi è la festa di San Giovanni Bosco.
Un uomo e sacerdote ironico, gioioso, amante della vita e dei suoi ragazzi ai quali a dedicato tutta la sua vita.
Proprio questo amore ai giovani, questo suo andare vicino a loro, giocare con loro, piangere e gioire con loro, suscitava scandalo e avversione.
I contrasti non gli venivano solo da parte delle autorità civili, ma anche degli stessi colleghi sacerdoti.
– Ma tu hai perso la testa! Non ragioni più! Povero e caro don Bosco, non bisogna ostinarsi…Tu non puoi fare l’impossibile! Non vedi che anche la Provvidenza è contraria alla tua opera?-
Erano ormai convinti che, per il suo bene, era necessario rinchiuderlo in manicomio.
Presi gli accordi con la Curia Vescovile, andarono a parlare col direttore del manicomio.
Ottenuto un posto al creduto pazzo, due di loro, i più svelti e coraggiosi, accettarono di eseguire il pietoso disegno.
Presero a noleggio una vettura chiusa, si recarono all’abitazione di don Bosco e, fatti i primi convenevoli, lo invitarono a una passeggiata dicendogli:
– Un po’ d’aria ti farà bene, caro don Bosco; vieni, abbiamo qui una carrozza che ci aspetta.
Il Santo si avvide subito del gioco che gli volevano fare, ma accolse l’invito esclamando:
– Corbezzoli!…una carrozza!…Evviva la carrozza!….Veramente non ci sono assuefatto, ma via!…andiamo.
Giunti alla vettura, lo invitarono a entrare per primo; ma egli si scusò dicendo:
– No! Sarebbe una mancanza di rispetto per parte mia. Favoriscano loro per primi.
Quelli salirono senza alcun sospetto, persuasi che don Bosco li avrebbe seguiti; ma egli, appena li vide dentro, chiuse con fragore lo sportello, gridando al cocchiere:
Presto!…al manicomio!!!Il vetturino sferza il cavallo, e più veloce che non si dica, giunge alla mèta ove, trovato il portone spalancato e gli infermieri pronti in attesa, entra di corsa.
Il custode chiude prontamente il portone; gli infermieri circondano la carrozza, aprono gli sportelli e invece di un pazzo ne vedono due.
Quantunque entrambi protestassero energicamente, furono condotti al piano superiore, ed essendo assenti medici e direttore, perché era l’ora del mezzogiorno, dovettero adattarsi a pranzare coi ricoverati. Solo verso sera, chiarito l’equivoco, poterono essere messi in libertà.
La cosa fece in un baleno il giro della città, e da quel giorno si corressero le idee nei riguardi del Santo, e l’ammirazione verso di lui s’accrebbe assai.

(tratto da un articolo di Aleteia “Il meraviglioso scherzo di don Bosco a chi voleva rinchiuderlo in manicomio”)