Insieme a poveri siamo tornati ricchissimi!

Tre giorni in Capanna – La nostra esperienza nella Capanna di Betlemme di Chieti

Quante volte si passa davanti a un barbone o a una prostituta e si prova disprezzo, disgusto per queste persone? Ci si vergogna per loro, senza rendercisi conto di tutti i pregiudizi che ci impediscono di vedere com’è effettivamente la loro realtà . A volte bisognerebbe invece provare un po di vergogna di noi stessi, noi che abbiamo un tetto e da mangiare e siamo circondati da persone che ci amano e nonostante ciò stiamo continuamente a lamentarci. Bene, vivere qualche giorno nella Capanna di Betlemme ti mette di fronte a quella realtà che la maggior parte delle volte è più facile ignorare, girando la testa dall’altra parte: quella dei senzatetto e delle persone bisgnose, che, nonostante tutto, riescono meglio di noi a trovare il bello nelle piccole cose. Stare in comunità, anche solo per pochi giorni, ci ha aperto gli occhi: lì non puoi girare la testa dall’altra parte e continuare per la tua strada quando vedi un povero, lì sei “costretto” a entrare a contatto con la loro realtà, a conoscere le loro storie, a sbatterci la testa e a rifletterci su. E piano piano ti rendi conto dell’immensa quantità di amore che hanno da darti e dell’opportunità ancora più grande che ti danno e cioè di amare a tua volta.
L’associazione che si occupa di aiutare i senzadimora, la Comunità Papa Giovanni XXIII, nasce dal desiderio controcorrente e trasgressore di Don Oreste Benzi, da sempre schierato a fianco degli ultimi e pronto a scendere per le strade a portare conforto ai barboni e a difendere le prostitute.
La capanna dove siamo stati ospita circa 60 persone, la maggior parte adulti e una decina di bambini. Chi lavora qui sono i volontari, persone che hanno scoperto la bellezza di stare con i poveri e hanno deciso di spendere parte della loro vita inginocchiati accanto a loro, pronti ad amare persone che non vogliono essere amate, perlomeno non da loro, non dai volontari.
Luca, il direttore della comunità, ci spiega subito la differenza da un semplice centro di accoglienza per senzatetto e questo posto: qui un tetto e del cibo sono solo una scusa, una scusa per dare poi molto di più a queste persone, una scusa per dargli una famiglia, degli amici e quell’amore di cui hanno tanto disperato bisogno.
Per noi che ancora dobbiamo imparare a conoscere la vita è stata un’esperienza unica, arricchente, e già dopo tre giorni ci dispiaceva andarcene, con così tante cose ancora da imparare e da donare da e a quelle persone. A chi vive lì però, per quanto possa sentirsi fortunato ad aver trovato un tetto e a non dormire dove capita, quel posto va piccolo, non vorrebbero stare lì, loro vorrebbero stare con le proprie famiglie, nella propria casa e con i propri cari accanto. Le loro storie però li hanno portati lì, in Capanna, e rispetto a vivere in mezzo a una strada quel posto è una soluzione migliore, una benedizione e per questo provano ad accettarla. Chi ormai la propria vita l’ha vissuta accetta più in fretta questa sua nuova situazione, ha una casa, cibo, compagnia e una nuova famiglia e non deve preoccuparsi d’altro. Il difficile è per le persone che ancora vogliono vivere la vita, chi come S. o M. ancora vuole fare qualcosa, tornare a essere indipendente, lavorare e andare via da lì. C’è anche chi ha davvero conosciuto la felicità e la fama, ma che poi ha visto tutto ciò che aveva scivolargli dalle mani e si è ritrovato quindi come tutti gli altri. La cosa più dolorosa che ha segnato tutte queste persone è stata l’indifferenza dei loro cari, di chi loro amavano di più, e successivamente quella dei passanti che nemmeno conoscevano ma che li ha fatti soffrire comunque.
Lì dentro tutti hanno avuto una storia segnata dal dolore e dalle difficoltà ma nonostante ciò le parole chiave che rimbombano nella capanna sono Amore, Amicizia e Donarsi per l’altro; c’è Dio nascosto in ogni gesto dei volontari e in ogni sorriso o richiesta di aiuto dei poveri. Dopo tre giorni lì ci si sente grati anche per il più piccolo particolare e si ritorna a casa mille volte più ricchi di prima e con una gran voglia di “far esplodere una bomba d’amore”:

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” GV 15,13

Caterina