La lunga marcia di Christian

 

 

Il 29 dicembre 2015 Christian Cappello perde la moglie Marta e il figlio Leonardo, morto con lei in sala parto a causa di un’ embolia. Il dolore è come un pugno nello stomaco che gli impedisce di respirare, di pensare, di rialzarsi. Di fronte al dolore e al non senso Christian decide di reagire e di ridare un senso alla sua vita percorrendo l’Italia a piedi per cercare fondi contro la fibrosi cistica. Chris si mette in marcia il 2 aprile di due anni fa, appunto, e finisce tornando a Bassano quasi un anno dopo, il 18 febbraio del 2017. Ma in un certo senso è come se fosse ancora in viaggio perché il messaggio che ha portato con sé continua a «camminare». La voce è passata di casa in casa, di malato in malato, e i soldi arrivano ancora oggi a un anno dalla fine del suo viaggio. Durante questo percorso ha incontrato una generosità senza fine: persone che si sono private di un letto per offrirlo a lui, gli hanno cucinato una bistecca e magari non avevano i soldi per comprare il pane il giorno dopo, gente che gli ha affidato le chiavi e «questa è casa tua, resta quanto vuoi». C’è chi ha camminato al fianco di Chris pur avendo il fiato corto per la malattia, bambini e adulti che hanno voluto stringergli la mano dal loro letto d’ospedale. L’hanno accolto ovunque, anche i più diffidenti alla fine sono stati conquistati dalla potenza della sua calma e del suo messaggio ed è riuscito, grazie alla generosità di tanti, a donare più di 100 mila euro all’Istituto Europeo per la ricerca sulla fibrosi cistica di Milano. E lui a spiegare mille e mille volte che no, la sua Marta non aveva la fibrosi cistica, solo che a Natale, pochi giorni prima che morisse a 35 anni, avevano scoperto di aver fatto entrambi una donazione per sostenere la ricerca su quella malattia. L’avevano fatto l’uno all’insaputa dell’altra. «Un segno», si dissero. «L’anno prossimo gireremo l’Italia con Leonardo e raccoglieremo fondi per chi fatica a respirare» si promisero.La storia ha scritto una pagina diversa e quel viaggio Chris l’ha affrontato da solo. «Fare qualcosa per gli altri è sempre stato un punto fermo della nostra vita» racconta e, il suo desiderare di aiutare gli altri è contagioso. Le strade che Dio apre quando non permettiamo al dolore di schiacchiarci sono infinite e mai prevedibili. Le cose che Christian ha imparato in questo viaggio (avere fiducia nelle persone, che la negatività esiste solo nella nostra mente, che tutti gli obbiettivi sono raggiungibili) possono servire e far riflettere anche noi.

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