Non siamo misurati sugli errori!

Quante volte noi stiamo davanti a Dio come se fosse un mercenario, stiamo di fronte a Dio come se stesse lì a misurarci i millimetri, gli errori, le povertà, le cose che diamo… con una paura di lui che in fondo resta latente, ma è la nostra mentalità da orfani che resta lì invadente e ossessiva, che ci costringe a stare davanti a lui tremebondi e sfiduciati, con una paura della Sua volontà che non si giustifica se uno guarda la Croce di Cristo.
Ma come si può avere paura di Uno che è morto per amore nostro?
Ma come si può avere paura di Dio?
Eppure questa paura è in noi.
Perché questa paura è in noi?
Perché proiettiamo l’ambiente da cui veniamo. L’ambiente da cui veniamo è un ambiente di “do ut des”, di scambi.
Noi siamo questi traumatizzati dall’assenza della gratuità.
Il bagno di gratuità che è la relazione con Dio, questo essere accolti veramente, non perché siamo “così o cosà”, ma perché ci siamo punto e basta.
Come una madre che ama il suo bimbo perché è il suo bimbo, non perché è bello o brutto, ma perché è il suo bimbo.
Sentirci suoi, il Pastore dà la vita per le pecore perché le pecore gli appartengono.
Ecco: sentirsi sua proprietà, cose sue.
Io sono una cosa Sua”, ogni persona è un possesso felice di Dio.” (dal commento al Vangelo di don Fabio Rosini)
Che questo periodo di festa di Natale possa essere momento di feste e divertimenti, ma anche occasione di “ripresa” di una relazione vera con Dio, che si è fatto uomo affinché nessuno di noi abbia più paura di Lui, affinché ciascuno di noi possa appoggiarsi a Lui come amico reale, concreto, certo e sicuro.