Questa gente non la lascerò più! L’ultimo con gli ultimi!

Dal 29 dicembre al 2 gennaio con 20 ragazzi della parrocchia abbiamo condiviso il capodanno con le persone che spesso sono da tutti ignorate o disprezzate. Quale bellezza aver ascoltato, incontrato, riso, pianto, servito i nostri fratelli più bisognosi! Guidati dalla Comunità Papa Giovanni XXIII ed insieme ad altri giovani provenienti da tutta Italia, sull’esempio e le orme di don Oreste Benzi e Sandra Sabattini, abbiamo riempito il cuore della luce di Cristo che splende nella vita dei santi e dei poveri.

Vogliamo condividervi un pezzetto della nostra gioia, per questo ciascuno di noi ha scritto un pensiero:

Capodanno 2020,
5 giorni alla riscoperta del valore del ‘nome’;
Avere un nome significa esistere in questo mondo, non averlo significa essere invisibili.
Oggigiorno Chiamiamo per nome qualsiasi cosa ( navi, macchine, opere d’arte) ma a volte preferiamo non darlo alle persone.
Questo perché finché non ne conosciamo il nome possiamo permetterci di rimanerne indifferenti ma ,quando riconosciamo l’altro, ci entriamo in relazione e, proprio come la rosa per il piccolo principe, non diventa più uno di tanti ma l’unico, unico per noi…
E allora voglio ringraziare tutti i volti unici e distinti che mi hanno accompagnata, perché con un solo nome abbiamo creato un legame:
Ringrazio le donne di strada, in particolare la dolce Candy e la giovane Roxane per aver dedicato il loro tempo a parlarci e per aver consegnato le loro sofferenze a noi,sconosciuti…la fiducia è un grande dono!
Ringrazio i ragazzi di Trarivi :
Lorenzo, Dennis e GianLuca,per avermi ricordato che ‘L’UOMO NON È IL SUO ERRORE’ e si può sempre imparare a scegliere la felicità;
Ringrazio tutti i senzatetto:
Paolo, il bulgaro, la donna di Cattolica, che mi hanno mostrato come il vero miracolo sia scoprirsi felici a mangiare un pezzo di pizza freddo, in piedi e al gelo ma INSIEME;
Ringrazio Walterino per avermi fatto vedere come una ferita vissuta possa portare FRUTTO in un’ altra vita che non riesce a trovare una via d’uscita;
Un ringraziamento particolare lo dono a Walterone,il saggio, per avermi ricordato che anche io posso essere una stella LUMINOSA ,amata e perfetta per quella che sono, io che non mi vedevo più;
Ringrazio Antonio, che mi ha insegnato come, prima di tutto, la vita e allo stesso modo le relazioni sono fatte di PRESENZA, lui che tacito e in disparte ci ha accompagnato ovunque;
E poi ancora ringrazio Livio, capace di ironizzare senza per questo sminuire le cose…e con lui ringrazio anche Benni con la sua ospitalità, Luca con la sua delicatezza, Marinella con la sua forza quasi prepotente e tutti i ragazzi della papa Giovanni…li ringrazio per avermi mostrato che ‘ULTIMO con gli ULTIMI’ non significa solo dare una mano per un’ora o due ma significa VIVERE con gli ultimi, MANGIARE e DORMIRE con gli ultimi, insomma immergersi nella loro quotidianità h24, si tratta di CONDIVIDERE la totalità;
E infine ringrazio Gesù, che ha trasformato la mia reticenza nel partecipare a questo capodanno in vera festa!
E finisco con la frase ‘CI SIAMO SPEZZATI LE OSSA, MA QUESTA GENTE NON LA LASCERÒ PIÙ ’…perché si, magari le ossa non ce le siamo rotte ma ogni singolo volto farà parte di me!!
Benedetta


In questi giorni abbiamo imparato quanto le nostre tenebre, le nostre paure, le fatiche che portiamo nel cuore, siano necessarie affinché possiamo ri-splendere in un cielo di costellazioni, perché, come ci insegna Don Oreste, “per stare in piedi bisogna saper stare in ginocchio“. Sì, in ginocchio: davanti a un fratello in difficoltà, a una nostra fragilità, a Lui, che per primo ha vinto le tenebre per noi.
Agnese


La mia esperienza vissuta durante il capodanno di questo anno e durante i giorni limitrofi non può semplicemente essere racchiusa in una semplice frase. Ogni evento a cui abbiamo partecipato è infatti per me un segnale di avvertimento. Tutti noi in quanto uomini tendiamo ad amare troppo tardi e troppo poco e spesso non ci curiamo del significato umano che sta dietro ad individui come tossico dipendenti, senza tetto, persone in riabilitazione e così via. Se è vero che saremo giudicati alla fine della nostra corsa in base all’amore allora tutti questi eventi rappresentano un promemoria e ci caricano di una responsabilità che prima non possedevamo.
Francesco


Ciò che più mi ha stupito di questa bellissima esperienza è stato soprattutto l’uscita in strada per dare compagnia e del buon cibo ai senzatetto di Rimini e Cattolica.
Quella sera è stata molto profonda e mi ha donato molto in quanto il sentire le storie di persone che per un motivo o per un altro sono finite in strada e il donare loro la nostra compagnia ,seppur per breve tempo, mi ha dato quella consapevolezza che mi mancava riguardo la condizione che purtroppo molte persone hanno e di cui a mio malgrado non riuscivo ne a capacitarmene o quantomeno a realizzare. Consiglio a tutti di fare questo genere di esperienze che donano molto alla propria persona e ci danno perlomeno quella consapevolezza della realtà che a noi giovani manca
Matteo


Nel corso di questi giorni ho avuto l’occasione di assistere ad un altro lato della società: quello di chi non si può permettere tutto, di chi conduce una vita meno agevole della nostra.
Nei loro racconti ho scorto quella parte che il web e la vita quotidiana tendono a velare, sottovalutare: la speranza di un uomo di avere un futuro migliore, la sofferenza da lui passata che lo ha fortificato e che gli ha concesso di riflettere su cose date generalmente per scontato.. forse quelli messi meglio economicamente dovrebbero ascoltarli e osservarli con più attenzione poiché potrebbero aver molto, ma veramente molto da imparare da loro.
Giada


Questa esperienza mi ha aiutato molto a comprendere come un semplice sorriso può salvare una persona in difficoltà e renderla amata, e molte volte nonostante le fatiche che ho provato non dimenticherò mai la gioia nei suoi occhi. E come diceva Sandra “Ci siamo spezzati le ossa, ma quella è gente che io non abbandonerò mai”
Alessandra


È stata un’esperienza diversa e altresì magica. Perché?
L’ammontare dei pensieri acquisiti, come un regalo di natale che non ti aspettavi e che si aggiunge alla stanzetta vuota, ma che rende il tutto più ricco. Così, regalo dopo regalo, pensiero dopo pensiero, la camera si riempe e diventa un posto felice, caldo, accogliente, che con la sua ricchezza attira chiunque e li convince a condividerli.
Durante questa esperienza, ho imparato proprio questo. La condivisione.
Aprire quei “pacchetti regalo” e non tenerli soltanto per me, ma darli alla persona davanti, anche se non la conosco, pronta a ricevere quel dono come il più bello della sua vita.
I sorrisi.
Quei sorrisi autentici.
I sorrisi che non dimenticherò mai.
E quei volti tanto variegati che illuminavano la stanza e la resero piena di luce, allontanando le tenebre.
Ho imparato tante cose durante questa esperienza, osservando gli occhi pieni di dolore in quei volti luminosi, ma che in quel contesto, in cui non vi era alcuna distinzione tra noi, si accendeva una scintilla e non andava più via.
Ho imparato che l’uomo non è il suo errore.
Che l’uomo non può essere la tenebra che allontana lui stesso.
Che si può festeggiare spensierati e ballare con uno sconosciuto. Uno sconosciuto che può diventare tuo amico la sera stessa.
Che il senso di stare insieme è proprio questo: la sensazione di essere soli svanisce e diventiamo un tutt’uno con l’altra persona, diventiamo la sua vita, il suo mondo.
Liliana


Nel corso di questi pochi giorni ho compreso molte cose, come io mi possa giudicare in un certo senso fortunata, visto che ho tutto il necessario per vivere una serena vita, al contrario di molti che non si possono permettere questo come dire “lusso”e sono costretti a vivere in condizioni pessime; nonostante ciò nei loro occhi vedo speranza e fiducia cose che magari non possiedono alcuni benestanti.
Miriam


Siamo fatti di luce inesplosa: dentro ciascuno di noi c’è una luce, flebile ma persistente, che aspetta solo uno spiraglio per poter venire fuori e illuminare la nostra vita. Il pretesto per uscire è facile da trovare ma, come succede spesso nella società di oggi, difficile all’atto pratico: si tratta dell’incontro con il prossimo, che sia un amico, un povero, un senzatetto o una ragazza costretta a prostituirsi. Gli incontri di questi giorni ci hanno permesso di illuminarci e di illuminare a nostra volta, perché, come ci insegna Don Oreste: “non c’è chi salva o chi è salvato, ci si salva insieme”.
Caterina


In questi giorni ho scoperto che veramente il “mio prossimo” può essermi tanto vicino, l’esperienza che ho fatto è stata quella di trovarmi di fronte a delle ferite che non sentivo lontane da me e che non potevo non abbracciare
Beatrice


L’esperienza che mi ha più segnata è stato l’incontro con la comunità Trarivi .
Durante questi 5 giorni Marinella e Luca ci dicevano che gli incontri con queste persone non sarebbero stati solo un dare alla persona che soffre , ma anche un ricevere da quest’ultima.
Infatti è stato molto bello parlare con queste persone e toccare con mano (per me per la prima volta) quanto ci avevano preannunciato. Altrettanto bello è stato vedere come il nostro poco divenisse tanto per queste persone, i loro sguardi cambiavano sembravano avere più speranza verso loro stessi e questo mi ha completamente disarmata .
Sandra diceva : «Quella è gente che non lascerò mai più» , reputo inevitabile non pensare tutto questo dopo quanto abbiamo vissuto, l’importante è custodirlo!
Maria Chiara


L’esperienza vissuta con la comunità Papa Giovanni XXIII a Rimini mi ha aperto un mondo, un mondo in cui i protagonisti sono i poveri, coloro che vivono per strada, le prostitute, i carcerati e i tossicodipendenti. Scoprire questa nuova visione, aprire questa nuova finestra mi è stato di tanto aiuto: innanzitutto ha fortificato, anche se in piccola parte, il mio carattere, poiché mi ha fatto capire che ci sono persone che hanno problemi più seri e importanti rispetto ai miei e a quelli della mia famiglia, poi mi ha permesso di amare tramite gesti di carità, come donare delle coperte, dei vestiti e del cibo a coloro che non possono permettersi nessuna di queste cose, o semplicemente passando del tempo a parlare con le persone bisognose. L’occasione era trascorrere il capodanno fuori casa a Rimini con ragazzi della mia età, la realtà è aver trascorso cinque giorni pieni di emozioni. Mi porto nel cuore le parole di un carcerato che si sentiva uno sbaglio e il sacrificio di una ragazza Rom che ha dovuto sacrificare la scuola per dedicarsi alla madre malata e alla famiglia.
Dio splende di più quando c’è buio!
Zoe


A Rimini non solo si è passato un capodanno diverso dal solito, dove si è riso, scherzato e ballato ma è anche riuscito a riempirmi il cuore di gioia, a farmi sentire completa dandomi ogni giorno un qualcosa in più come ad esempio un pizzico di pace, di amore, di un amore che va oltre le cose materiali amore puro, che resta in piedi nonostante i piedi non abbiamo niente su cui poggiarsi , tutto ciò mi ha dato speranza o meglio, mi ha ri-dato speranza, mi ha insegnato come si vive davvero.
Maria Giulia


Concludere il 2019 in modo così alternativo mi ha fatto capire che davvero il Signore sogna in grande con noi!
In questi ultimi giorni dell’anno le parole di don Oreste e Sandra Sabattini ci hanno invitato a sperimentare la gioia e la grazia di vivere per servire l’altro, ci siamo fidati e non ne siamo rimasti delusi!
Abbiamo vissuto con le persone dimenticate, con le persone che di solito, sedute su una strada, non vengono considerate da nessuno, anzi vengono solo umiliate, abbiamo chiesto loro il nome, ci hanno raccontato le loro vite; sì perché anche loro sono storia, una storia tutta da ascoltare e benedire.
Ho capito che davvero basta una parola, un sorriso, uno sguardo, un abbraccio per tornare a vivere, per salvare ed essere salvati.
Irene


Di questa fantastica esperienza, dove siamo stati a contatto con gli ultimi, mi è piaciuto molto il fatto di strappare loro di dosso l’etichetta che li determinava ai nostri occhi come criminali o poveri o prostitute per riconsegnargli il loro ruolo, cioè quello di persona con un’umanità!
Particolarmente mi è piaciuta l’esperienza al CEC (centro educativo carcerario) dove abbiamo ascoltato testimonianze, parlato e pranzato insieme alle persone che si trovano all’interno di questo progetto.
Mi ha colpito molto la testimonianza di un uomo, N., che viveva in questo contesto perché tutto avrei pensato tranne che potesse aver commesso un crimine. Sono rimasto stupito quando ho saputo che lui avesse commesso un omicidio. Questo stupore però era dato dal fatto che non mi importasse il fatto che avesse commesso un tale crimine e che non riuscissi a vedere né lui né gli altri ragazzi del progetto come criminali e vedessi davanti a me semplicemente delle persone.
C’è una frase che mi è rimasta nel cuore da questa esperienza che disse don Oreste Benzi e sulla quale questo progetto si basa. La frase è: ” L’uomo non è il suo errore”.
Questa frase per me significa che il tuo passato, i tuoi errori non ti determinano e che chiunque venga toccato dall’amore potrà “BRILLARE!!!
Lorenzo


Questo capodanno è stato davvero bello, ci siamo divertiti e siamo tornati a casa con il cuore pieno al 100%. Grazie a chi ci ha permesso di esserci
Emma