SANT’ANTONIO

 

Oggi celebriamo la festa del nostro patrono!
Potrebbe sembrare strano che dopo tanti secoli, dopo 8 secoli, veneriamo ancora la figura di un uomo che si è spento a 36 anni.
E’ incredibile, si è spento a 36 anni, però il suo nome ancora gira per tutti gli angoli della terra.
Perché mai? Quale è il segreto? Perché la figura di quest’uomo ha scavalcato tutti questi secoli ed è giunta fino a noi?
Forse perché forse Sant’Antonio si è convertito al popolo.
Lui era un intellettuale, era un professore dell’Università. Era un agostiniano, era entrato in questo ordine religioso erede della cultura, sapienza, saggezza di Agostino d’Ippona, il più grande luminare della Chiesa.
Conosceva benissimo le Scritture, la Teologia, le citazioni gli fiorivano sul labbro in modo molto spontaneo ed i suoi discorsi, i suoi sermoni mostrano proprio questa cultura. Lui era un intellettuale, era un aristocratico del pensiero, avrebbe fatto chissà quale carriera splendida insegnando nelle Accademie.
Questo uomo così dotto, un giorno viene colpito dall’esempio di fraticelli “da quattro soldi” che sbarcavano dal Marocco, seguaci di Francesco d’Assisi.
Antonio si lascia affascinare dalla figura di questi fraticelli, semplici e sentì dire che Francesco d’Assisi parlava delle cose semplici, che amava le persone e soprattutto amava Gesù Cristo. Aveva sentito parlare di quest’uomo straordinario che sapeva andare alle cose essenziali ed allora anche lui è stato affascinato dal bisogno di andare alle cose essenziali.
Perciò lascia le aule universitarie e si rivolge al popolo.
Stette in silenzio per tanto tempo, sembrava che sapesse solo scodellare e fare qualche cosa in cucina, poi un giorno, siccome venne a mancare un predicatore durante una celebrazione molto importante, venne chiamato lui perché qualcuno aveva sentito dirgli cose molto sagge e fu allora che tutti conobbero la sua sapienza.
Da quel momento Antonio di Padova andò da un punto all’altro, nei villaggi, nelle città, passava come Francesco annunciando la Buona Parola, insegnava il Vangelo e, come Francesco d’Assisi, chiedeva alla gente che lo mettesse in pratica “sine glossa”, cioè senza molte annotazioni.
Proprio per questo suo modo di vivere le persone lo riconoscono, ancora oggi, come uomo capace di comprendere e di accogliere le lacrime della sofferenza, le domande e le fatiche dell’uomo, la gioia di un grazie, lo stupore di sapere che non si è mai soli.
Lo sentiamo nostro, Antonio, perché ci parla di un Dio a portata di mano, accessibile.
Non a caso è raffigurato con il bambino Gesù tra le braccia. Ha talmente coltivato la sua relazione con il Signore da arrivare ad averlo tra le braccia.
Ma questo è ciò che Dio vuole consentire a ciascuno di noi: tenerlo tra le braccia.
Ancora oggi possiamo assumere lo spirito di Antonio di Padova e imparare a vivere con la dignità che lui ci mostra.
“Stolto che porti te stesso sulle tue spalle, mendicante che vai a bussare alla porta di casa tua, è su oltre porte che dobbiamo bussare e su ben oltre spalle dobbiamo salire”.
Buona festa a tutti.