Cenere che richiama a ciò che conta

“Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi.
Pentimento e servizio.
Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole.
È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere.
Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine.
E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta:
Convertiti e credi al Vangelo”.
Quello “shampoo alla cenererimane impresso per sempre;
ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi.
Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino.
È la predica più antica che ognuno di noi ricordi.
Da bambini, l’abbiamo “udita con gli occhi”, pieni di stupore, una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia.
Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione:
l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.
Una predica strana.
“Una tantum” per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?
Potenza evocatrice dei segni!
Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua.
La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano.
Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare sui piedi degli altri.
Pentimento e servizio.
Cenere e acqua.
Simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci dalla testa ai piedi.”
(don Tonino Bello)