Dacci di essere abbacinati da te

 

“Dacci, Signore, di essere abbacinati di te, innamorati di te, follemente perduti di te.
Che l’esperienza d’amore, che noi facciamo con gli uomini, non sia soltanto riservata agli uomini, quasi che il rapporto con te dovesse essere rigido e inamidato: “rispettabile” appunto.
E che la perduta follia dell’innamoramento non si addicesse a te, che pure ci hai amato follemente, al di là d’ogni contabile ragionevolezza.
Non c’è amore, mio Dio, che non comporti quel tanto di follia che sconfigge il buon senso.
E noi invece siamo proprio dei contabili, fatti di ragionevolezza compassata.
Perciò non ti sappiamo amare; e forse sappiamo amare poco anche gli uomini.”

(A. Zarri, Quasi una preghiera, Einaudi 2012, pag. 105)