Dio vuole la guarigione e la vita per tutti!

Il 4 gennaio il Santo Padre ha incontrato, in forma privata, un gruppo di orfani rumeni aiutati dall’Ong “Fdp Protagonisti nell’educazione”. Al Papa hanno portato le loro domande sulla vita e sulla morte, sulla malattia e sui peccati, sul dolore provocato dall’abbandono dei propri genitori, le difficoltà di mantenere legami duraturi o di accettare le risposte di una Chiesa che, a volte, sembra costruire “muri” più che “ponti”. «Nella vita ci sono tanti “perché?” ai quali non possiamo rispondere. Possiamo soltanto guardare, sentire, soffrire e piangere», ha detto papa Francesco, «ci sono genitori che sono fragili, perché sono sempre uomini e donne con i loro limiti, i loro peccati e le fragilità che si portano dentro, e magari non hanno avuto la fortuna di essere aiutati quando loro erano piccoli. E così con quelle fragilità vanno avanti nella vita perché non sono stati aiutati, non hanno avuto l’opportunità che abbiamo avuto noi di trovare una persona amica che ci prenda per mano e ci insegni a crescere e a farci forti per vincere quella fragilità». «È difficile ricevere aiuto dai genitori fragili e a volte siamo noi che dobbiamo aiutarli, invece di rimproverare la vita perché mi ha dato genitori fragili e io non sono tanto fragile, perché non cambiare la cosa e dire grazie a Dio, grazie alla vita perché io posso aiutare la fragilità del genitore». Il Papa ha dissipato i dubbi di un ragazzo che l’anno scorso ha visto morire uno dei suoi amici dell’orfanotrofio e chiedeva se fosse andato in cielo. «Nessuno di noi può dire che una persona non è andata in cielo. Ti dico una cosa che forse ti stupisce: neppure di Giuda possiamo dirlo. Tu hai ricordato il vostro amico che è morto. E hai ricordato che è morto il Giovedì Santo: Dio vuole portarci tutti in Paradiso, nessuno escluso. Lui è il buon Pastore che «è sempre in cammino» per trovare le pecorelle smarrite, e «non si spaventa quando ci trova, anche se siamo in uno stato di grande fragilità, se siamo sporchi di peccati, se siamo abbandonati da tutto e dalla vita, Lui ci abbraccia e ci bacia». Perciò non bisogna scandalizzarsi né dubitare se sia giusto continuare ad andare in Chiesa visto che «poi sbagliamo ancora, rimaniamo sempre peccatori». Anzi, è proprio il contrario: andare in Chiesa, dice Francesco rispondendo ad un’altra domanda, «serve a metterci davanti a Dio cosi come siamo, senza “truccarci”. Se io vado in chiesa per far finta di essere una buona persona questo non serve. Se vado in chiesa perché mi piace sentire la musica o anche perché mi sento bene non serve. Serve se all’inizio, quando io entro in chiesa, posso dire: “Eccomi Signore. Tu mi ami e io sono peccatore. Abbi pietà di noi». E così Dio «ci lavora il cuore» come «argilla nelle mani del vasaio», e il suo amore «prende il posto del nostro egoismo». Il fine di Dio è la guarigione e la vita per tutti! E ci aiuta dandoci anche le persone che ci sono accanto «quando uno sente qualcosa al cuore si affida all’amica, all’amico e fa uscire dal cuore quel dolore». E questo «affidarsi fraternamente gli uni agli altri», è «bellissimo» ed è l’eredità che ci ha lasciato Gesù.