Fino a che punto mi conviene?

Conversione alla santità.
Dovrebbe essere questa la meta di questi quaranta giorni di Quaresima.
Conversione anche, e forse, soprattutto per chi già si sente “brava gente”.
Molto spesso ci adattiamo ad una vita che ci sembra “soddisfi” ciò che riteniamo Dio ci chieda, evitare peccati mortai, rimanere fedeli agli impegni del nostro stato di vita…
Tutto questo è buono e necessario, ma forse ci adagiamo al tran-tran quotidiano della nostra vita cristiana, pensando che Dio non ci chieda altro.
In realtà Dio non smette mai di chiamarci alla santità.
Quando santa Teresa di Gesù ha vissuto la sua seconda conversione, era già “una buona suora”.
Tuttavia, sperimentò che Dio la chiamava a qualcos’altro: a uscire dai suoi schemi di vita e dalla sua organizzazione.
Questo è ciò che sant’Ignazio di Loyola, un altro convertito, chiama il “di più” a cui il Signore può chiamarci.
Di più in famiglia, di più con i figli, di più con il marito o con moglie; di più sul lavoro; di più nelle relazioni con il nostro prossimo.
Ma soprattutto di più nel tempo da dedicare a Dio e alla nostra vita dello spirito!
Quando il cuore si innamora veramente è disposto a tutto!
È lo stesso con Dio.
Nell’Antico Testamento, Dio è chiamato “geloso” perché chiede tutto; non si accontenta di una parte del nostro cuore.
Lo vuole intero.
L’uomo tende a fare calcoli nel suo rapporto con Dio:
fino a che punto mi conviene? Quale parte mi riservo?
Per incoraggiarci alla santità, la Quaresima ci presenta tutto ciò che Dio ha fatto per l’uomo, dalla creazione alla redenzione.
Di fronte a tanto amore, la Chiesa ci chiede:
che fare? Qual è la misura del tuo rapporto vero con Dio?
E’ bello avere, senza dubbio, un progetto di vita, purché non chiuda le porte al piano e al progetto di vita che Dio ha per ciascuno di noi e che spesso punta a mete più alte.
Allora buon cammino a ciascuno di noi, non accontentiamoci di una vita (anche spirituale) mediocre!