Se la relazione è generativa…

Il nostro mondo appare più vuoto se lo immaginiamo solo pieno di montagne, fiumi e città.
Però sappiamo che da qualche parte c’è qualcuno che è in sintonia con noi, qualcuno con il quale continuiamo a vivere, sia pure in silenzio.
Questo, e solo questo, fa sì che la terra sia un giardino abitabile.” (Goethe)
L’immagine del giardino abitabile ci fa pensare ad un luogo nel quale nel quale è piacevole fermarsi. Un luogo bello, accogliente, pulito, armonioso, verde, rigoglioso.
Un luogo che, secondo Goethe, diventa abitabile grazie a qualcuno che è in sintonia con noi, con il quale continuiamo a vivere.
Qualcuno con cui siamo in relazione e con il quale viviamo l’esperienza forse più generativa che si possa fare.
Il termine generativo vuol dire “capace di generare“.
Questa parola ha la sua radice etimologica nel termine latino genus, che vuol dire nascita, stirpe, origine.
La relazione allora non è generativa solo perché se coinvolge un uomo e una donna può dare origine ad una nuova vita, ma soprattutto perché ogni relazione significativa è capace per se stessa di “dare vita, far essere“.
In altri termini la relazione ha il potere di dare senso e pienezza alla vita di una persona.
D’altra parte, se ci pensiamo bene, il senso della vita noi non lo troviamo mai in qualcosa ma in qualcuno con cui siamo in relazione.
Siamo fatti per la relazione, la nostra vita non avrebbe senso senza la relazione.
La relazione, tuttavia, ci umanizza solo se è fondata sull’amore, l’unica realtà capace di fare di noi un dono totale e gratuito a un’altra persona.
Solo se c’è il dono la relazione diventa generativa.
Come fare per mettere il dono al centro di una relazione?
Uno dei modi per fare un dono di sé all’altro è quello di donargli il presente, l’oggi.
Cioè il proprio spazio ed il proprio tempo, che non a caso sono le due dimensioni attraverso le quali si sviluppa una relazione.
Dedicare tempo e spazio alle persone che amiamo è forse la cosa più bella e gratificante (e difficile) che possiamo fare.
Mettere il dono al centro di una relazione vuol dire anche riconoscere l’altro come un mistero.
Un mistero è ciò che è inspiegabile o inaccessibile alla comprensione.
Trattare l’altro come un mistero vuol dire per esempio non impossessarsene, non considerarlo come qualcosa di proprio neanche nelle relazioni più intime, non manipolarlo, rispettarlo come qualcosa di più grande di me.
Mettere il dono al centro di una relazione vuol dire prendersi cura dell’altro.
Chi pensa che la felicità consista nell’essere amati cerca negli altri qualcosa che, una volta trovato, lo rende stranamente infelice. La felicità non consiste nell’essere amati.
Consiste nell’amare. Senza condizioni, nemmeno quella di essere ricambiati”.
Queste parole di Massimo Gramellini possono aiutarci a comprendere meglio perché il prendersi cura dell’altro è molto spesso la chiave della felicità.
E questo anche quando la strada si fa in salita. Anche quando può sembrare una cosa senza senso.
Anche quando può venire la tentazione di gettare la spugna.
Prendiamoci cura delle persone che amiamo e il nostro cuore sperimenterà una pace che non potremo trovare da nessuna altra parte al mondo.